Preparazione alla stagione cove

Di: Antonio Imbalzano - Foto: - Pubblicato il: 22/12/2006

L'aumento e la variabilità degli alimenti ha un duplice scopo, oltre ad accumulare riserve da spendere nel periodo riproduttivo, in quanto la femmina deve deporre delle uova le quali nel loro interno contengono tutte le sostanze nutritive necessarie per l'alimentazione dell'embrione nella sua fase di crescita, funziona anche da stimolatore perché tanto cibo è garanzia di crescita dei piccoli.

Alcuni ornitologi che studiano il comportamento di un tipo di pappagallo in una regione dell'Africa hanno scoperto che iniziano la costruzione del nido nel momento in cui le piante sono ricche di semi allo stato lattiginoso, questo comportamento fa capire come gli uccelli associno la riproduzione con la quantità di cibo presente nel loro Habitat.

Esistono in commercio diversi pastoncini con un valore proteico intorno al 16/18% sufficiente ad assicurare un buon sviluppo dei nidiacei, ma ricordiamoci che anche l'uovo è un ottimo integratore proteico in grado di sostituire gli insetti che gli uccelli utilizzano in natura.

Con frutta e verdura distribuiti regolarmente durante la settimana possiamo dare loro la quantità di vitamine e sali minerali di cui hanno bisogno.

Ricordiamoci che in questo periodo le femmine hanno bisogno di calcio che utilizzeranno per la formazione del guscio, a tal proposito e' sufficiente lasciare a disposizione di ogni coppia un osso di seppia per l'intera stagione.

Per quanto riguarda la temperatura nei locali che ospitano i canarini, è sufficiente almeno per le razze un pò rustiche, come ad esempio il canarino comune sassone, un valore compreso tra i 14 e i 16 gradi che pur potendo comportare un leggero ritardo nella schiusa non reca danni alla futura nidiata.

Per le razze più delicate, come gli arricciati e altri soggetti di grossa taglia (vedi forma e posizione inglesi), è necessario avere qualche grado in più.

Un ruolo importante durante la riproduzione è dato dal grado di umidità dell'ambiente il quale dovrebbe essere compreso tra il 60 e 80%, al fine di garantire una regolare rottura del guscio da parte del pulcino.

Un ambiente troppo secco renderebbe il guscio dell' uovo troppo duro per cui se il nascituro non riesce a forarlo e poi aprirlo nei tempi stabiliti da madre natura rischia di rimanere soffocato.

Alcuni allevatori usano vaporizzare il nido con spruzzino nei giorni vicini alla schiusa ma è buona pratica anche quella di lasciare a disposizione l'acqua del bagno avendo cura di mantenerla pulita.

Infine le condizioni igieniche, lasciate per ultimo ma non per questo meno importanti, rivestono un ruolo primario in tutto il periodo dell'anno e in particolare nel periodo riproduttivo.

Quando i soggetti iniziano la costruzione del nido è bene che le condizioni igieniche vengano intensificate, in quanto i nuovi soggetti sia allo stato embrionale che dopo hanno un sistema immunitario molto immaturo per cui un eventuale carica batterica o virale potrebbe portarli a morte certa.

È necessario tenere pulito e disinfettato il fondo della gabbia come anche i posatoi in quanto la femmina imbrattandosi le zampine o il piumaggio rientrando nel nido porterebbe con se anche tanti microbi in grado di attaccare l'uovo attraverso i pori per cui di conseguenza anche l'embrione.

Un sistema usato da molti allevatori consiste nel tenere in duplice quantità sia i contenitori degli alimenti che dell'acqua, in maniera tale da poterli pulire e disinfettare con frequenza.

I comuni disinfettanti tenuti in casa (sali quaternari di ammonio, ipoclorito di sodio ecc) usati nelle dosi indicate nella confezione garantiscono una buona disinfestazione.

Concludiamo questo articolo dicendo che un soggetto tenuto in buone condizioni sia fisiche che igieniche, quando percepisce l'allungamento delle giornate con l'innalzamento della temperatura che in natura coincide con la primavera, quindi garanzia di cibo e calore per la prole, avverte il forte desiderio di riprodursi per garantire il filone dell' esistenza della specie a cui appartiene.

Per cui riflettendo su questo concetto stabilito dalla natura, l'allevatore dovrebbe solo limitarsi ad allevare con cura ed amore i propri soggetti, e non fare come purtroppo fanno in molti, che bombardando i canarini con prodotti chimici (farmaci, vitamine e chi più ne ha ne metta) sperano di somministrare loro la panacea che arricchirà i nidi nei loro allevamenti.

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