Preparazione alla stagione cove

La stagione cove rappresenta per ogni allevatore il periodo più bello ed impegnativo dell’anno, ricco di sensazioni per la nascita e la crescita dei nuovi soggetti.

In essa vi sono racchiuse tutte le attese che ogni anno gli allevatori si prefiggono attraverso accoppiamenti studiati sia sulla carta che fantasticati nella propria mente al fine di migliorare i soggetti allevati.

Affinché i canarini raggiungano una perfetta forma nel periodo riproduttivo è necessario seguire alcune regole di base all’interno dell’allevamento.

La buona riuscita di una cova o dell’intera stagione si basa su alcuni parametri fondamentali come la quantità di luce (intesa come ore giornaliere), l’alimentazione, la temperatura e le condizioni igieniche.

Chi oltre all’allevamento ama partecipare alle manifestazioni ornitologiche, che generalmente si svolgono in autunno, sa perfettamente che per avere dei soggetti perfettamente mutati e in buona forma fisica è necessario che essi siano nati tra il mese di febbraio ed aprile.

Proprio per questo negli ultimi anni tanti allevamenti si sono attrezzati con regolatori elettronici di luce attraverso i quali è possibile aumentare le ore di luce nel locale d’allevamento.

Chi non ha questi scopi può benissimo attendere l’arrivo della bella stagione.

Generalmente verso la fine di marzo si hanno già le condizioni di luce ottimali per intraprendere l’avventura dell’allevamento.

Dal punto di vista genetico l’aumento delle ore di luce viene letto da una ghiandola situata nel cervello e chiamata ipofisi, la quale mette in circolo una serie di ormoni che hanno lo scopo di fare entrare in estro amoroso i canarini.

Naturalmente a questo processo biologico rispondono soltanto quei soggetti che godono di buona salute per cui è necessario escludere dalla riproduzione tutti i soggetti che manifestano condizioni di malessere.

Mettendo in cova tali soggetti si rischia soltanto di complicare il loro stato di salute essendo la riproduzione uno dei periodi più stressante e impegnativo.

Anzi è proprio esonerandoli da tale compito e facendoli assistere da veterinario che si può sperare di recuperarli nella futura stagione.

Per verificare che un canarino gode di buona salute è sufficiente osservarlo, i soggetti presentano un piumaggio attillato, brillante ed inoltre manifestano tanta vivacità, anche il canto continuo dei maschi è un indicatore di una buona condizione fisica.

Un altro tipo di esame che si può effettuare consiste nel prendere i soggetti in mano e soffiando le piume, verificare che l’ addome sia coperto da un leggero strato di grasso, inoltre il petto deve essere carnoso, senza lasciare intravedere la carena sternale.

Questo esame può essere effettuato meglio aiutandoci con un dito e accarezzando leggermente l’addome.

Canarini con addome gonfio, arrossato e petto smagrito con carena evidente manifestano un malessere generale e hanno bisogno solo di cure.

Un canarino che presenta un piumaggio gonfio ed arruffato, molto probabilmente è ammalato ed è proprio gonfiando il piumaggio che cerca di creare un isolamento con l’esterno in modo da disperdere meno calore.

Parallelamente all’aumento delle ore di luce è bene migliorare l’alimentazione, nel senso che se nel riposo invernale i soggetti hanno usufruito del misto semi con pastoncino, adesso bisogna integrare con alimenti contenenti tutte le sostanze che serviranno ad affrontare il periodo riproduttivo.

In natura i canarini e altri fringillidi diventano insettivori in questo periodo, cosi possono garantirsi una fonte ricca di proteine per la crescita veloce dei loro piccoli, questo comportamento possiamo trasportarlo in cattività aumentando la razione proteica giornaliera.

L’aumento e la variabilità degli alimenti ha un duplice scopo, oltre ad accumulare riserve da spendere nel periodo riproduttivo, in quanto la femmina deve deporre delle uova le quali nel loro interno contengono tutte le sostanze nutritive necessarie per l’alimentazione dell’embrione nella sua fase di crescita, funziona anche da stimolatore perché tanto cibo è garanzia di crescita dei piccoli.

Alcuni ornitologi che studiano il comportamento di un tipo di pappagallo in una regione dell’Africa hanno scoperto che iniziano la costruzione del nido nel momento in cui le piante sono ricche di semi allo stato lattiginoso, questo comportamento fa capire come gli uccelli associno la riproduzione con la quantità di cibo presente nel loro Habitat.

Esistono in commercio diversi pastoncini con un valore proteico intorno al 16/18% sufficiente ad assicurare un buon sviluppo dei nidiacei, ma ricordiamoci che anche l’uovo è un ottimo integratore proteico in grado di sostituire gli insetti che gli uccelli utilizzano in natura.

Con frutta e verdura distribuiti regolarmente durante la settimana possiamo dare loro la quantità di vitamine e sali minerali di cui hanno bisogno.

Ricordiamoci che in questo periodo le femmine hanno bisogno di calcio che utilizzeranno per la formazione del guscio, a tal proposito e’ sufficiente lasciare a disposizione di ogni coppia un osso di seppia per l’intera stagione.

Per quanto riguarda la temperatura nei locali che ospitano i canarini, è sufficiente almeno per le razze un pò rustiche, come ad esempio il canarino comune sassone, un valore compreso tra i 14 e i 16 gradi che pur potendo comportare un leggero ritardo nella schiusa non reca danni alla futura nidiata.

Per le razze più delicate, come gli arricciati e altri soggetti di grossa taglia (vedi forma e posizione inglesi), è necessario avere qualche grado in più.

Un ruolo importante durante la riproduzione è dato dal grado di umidità dell’ambiente il quale dovrebbe essere compreso tra il 60 e 80%, al fine di garantire una regolare rottura del guscio da parte del pulcino.

Un ambiente troppo secco renderebbe il guscio dell’ uovo troppo duro per cui se il nascituro non riesce a forarlo e poi aprirlo nei tempi stabiliti da madre natura rischia di rimanere soffocato.

Alcuni allevatori usano vaporizzare il nido con spruzzino nei giorni vicini alla schiusa ma è buona pratica anche quella di lasciare a disposizione l’acqua del bagno avendo cura di mantenerla pulita.

Infine le condizioni igieniche, lasciate per ultimo ma non per questo meno importanti, rivestono un ruolo primario in tutto il periodo dell’anno e in particolare nel periodo riproduttivo.

Quando i soggetti iniziano la costruzione del nido è bene che le condizioni igieniche vengano intensificate, in quanto i nuovi soggetti sia allo stato embrionale che dopo hanno un sistema immunitario molto immaturo per cui un eventuale carica batterica o virale potrebbe portarli a morte certa.

È necessario tenere pulito e disinfettato il fondo della gabbia come anche i posatoi in quanto la femmina imbrattandosi le zampine o il piumaggio rientrando nel nido porterebbe con se anche tanti microbi in grado di attaccare l’uovo attraverso i pori per cui di conseguenza anche l’embrione.

Un sistema usato da molti allevatori consiste nel tenere in duplice quantità sia i contenitori degli alimenti che dell’acqua, in maniera tale da poterli pulire e disinfettare con frequenza.

I comuni disinfettanti tenuti in casa (sali quaternari di ammonio, ipoclorito di sodio ecc) usati nelle dosi indicate nella confezione garantiscono una buona disinfestazione.

Concludiamo questo articolo dicendo che un soggetto tenuto in buone condizioni sia fisiche che igieniche, quando percepisce l’allungamento delle giornate con l’innalzamento della temperatura che in natura coincide con la primavera, quindi garanzia di cibo e calore per la prole, avverte il forte desiderio di riprodursi per garantire il filone dell’ esistenza della specie a cui appartiene.

Per cui riflettendo su questo concetto stabilito dalla natura, l’allevatore dovrebbe solo limitarsi ad allevare con cura ed amore i propri soggetti, e non fare come purtroppo fanno in molti, che bombardando i canarini con prodotti chimici (farmaci, vitamine e chi più ne ha ne metta) sperano di somministrare loro la panacea che arricchirà i nidi nei loro allevamenti.

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