Il Canarino Nero

Nella canaricoltura di colore i canarini neri, fino a poco tempo fa denominati Nero-Bruni, sono quelli che sia sotto il profilo fenotipico e sia sotto il profilo genotipo si avvicinano di più al Serinus Ancestrale.

Tale similitudine va presa con molta cautela in quanto il processo selettivo avvenuto negli anni ha allontanato il canarino nero dal cugino delle isole Canarie in maniera netta e palese.

Sotto tale aspetto particolare importanza riveste la decisione della nostra Commissione Tecnica, risalente se non erro al 1997 di eliminare dallo Standard di tale canarino la presenza della feomelanina dando vita agli odierni monomelanici, ossia canarini con la sola eumelanina.

Da qui il cambiamento della denominazione ufficiale da nero-bruno a nero, appellativo che personalmente non condivido in quanto la totale rarefazione della feomelanina in tale canarino mi sembra un’impresa utopistica.

In questo scritto, rivolto soprattutto ai neofiti, parlerò del canarino nero descrivendo dettagliatamente lo Standard e le tecniche selettive atte a dar vita ad un ceppo di pregio. In base alla loro varietà i neri si suddividono in:

  • Canarino nero giallo e Canarino nero giallo avorio
  • Canarino nero rosso e Canarino nero rosso avorio
  • Canarino nero bianco dominante e Canarino nero bianco recessivo

La caratteristica peculiare di tali canarini è rappresentata dall’ossidazione dell’eumelanina nera che dovrà esprimersi al massimo interessando piumaggio, zampe, unghie e becco.

Le melanine che interessano il piumaggio (EU nera e tracce di EU bruna) concorrono alla formazione del cosiddetto disegno che assume denominazioni diverse a seconda della parte del mantello coinvolta, distinguendosi in: striaturevergaturemarcature e mustacchi.

Anche se tutte le parti del disegno di un canarino nero sono importanti per la sua tipicità, particolare importanza rivestono le striature che interessano la testa, il dorso, il petto e i fianchi.

Le striature partono dalla fronte e si estendono per tutto il dorso inizialmente sottili, sulla testa, per poi divenire sensibilmente più larghe sul dorso. Per essere adeguate allo standard dovranno essere lunghe, senza alcuna interruzione e più larghe possibili.

In merito allo spessore delle striature bisogna sottolineare l’interferenza della categoria sul tipo, infatti, i neri brinati e soprattutto i mosaico mostreranno delle striature palesemente più larghe rispetto ai neri intensi, i quali possedendo un vessillo più stretto raramente potranno mostrare disegni particolarmente larghi.

Le vergature invece rappresentano il disegno delle copritrici medie e sono assimilabili a delle virgole rivolte verso il dorso.

Le marcature riguardano le remiganti, le timoniere e le copritrici primarie interessandole quasi totalmente, fatta eccezione per un sottile bordo periferico interessato da lipocromo.
mustacchi, tipici dei serinus sono simili a dei baffi presenti all’altezza delle mandibole e risultano particolarmente evidenti nei maschi.

Queste quattro forme di disegno che come detto in precedenza dovranno esprimere la massima ossidazione, ossia dovranno manifestare un nero molto carico e brillante, staccandosi da un fondo privo di evidenti tracce feomelaniniche.

A tal proposito se la presenza feomelaninica risulta di facile individuazione in un brinato o in un mosaico, essendo questa di colore bruno, lo stesso discorso non lo si può fare per gli intensi in quanto confondendosi con il lipocromo rende relativamente difficile la sua percezione ottica.

Per ovviare a tale problema il neofita dovrà prestare molta attenzione al lipocromo del canarino in questione, accertandosi che sia di un colore estremamente brillante ed acceso, colori caldi e paglierini nei nero gialli sono da scartare così come sono da scartare quei canarini che presentano un lipocromo tendente al mattone nei nero rossi.

Da sottolineare sotto questo aspetto è il dimorfismo sessuale, in quanto solitamente le femmine presentano tracce feomelaniniche di difficilissima estirpazione, conseguentemente quando ci troveremo davanti ad una femmina di canarino nero la guarderemo necessariamente con una certa tolleranza.

Per passare alle tecniche selettive, atte a costituire un valido ceppo di neri, bisogna evidenziare i principali difetti che morfologicamente allontanano tale canarino dallo standard previsto dalla Commissione Tecnica Nazionale.

A tal fine cominceremo a non tenere in allevamento tutti quei soggetti che presentano il disegno spezzato o troppo sottile.

Nei confronti di tale regola selettiva bisognerà essere estremamente rigidi visto che il disegno troppo frammentato di un riproduttore si ripercuoterà inevitabilmente in quasi tutta la prole e successivamente sarà un’impresa ardua eliminare tale difetto.

Tenere quindi solo i soggetti che presentano le striature lunghe e larghe.

Un discorso diverso invece va fatto per l’ossidazione, infatti, se lo standard prevede zampe, unghie e becco estremamente intrisi di nero bisogna tener conto del cosiddetto fenomeno “Pelle Nera“.

Tale manifestazione fenotipica si presenta quando viene applicata una selezione esageratemente spinta a favore dei soggetti più neri, ma oltre ad interessare l’aspetto morfologico l’eccesso dell’ormone responsabile della formazione dell’eumelanina nera produce canarini generalmente sterili ed in continua muta.

Per non incappare in tale inconveniente è sempre saggio applicare il principio della compensazione, accoppiando un soggetto molto ossidato con uno che presenta la pelle e le parti cornee un pò più chiare.

Ultima, ma non in fatto d’importanza, rimane la scelta, da parte dell’allevatore, dei soggetti privi di feomelanina fatta eccezione per le femmine che come detto in precedenza vanno osservate con una certa tolleranza in quanto presentano tracce feomelaniniche di difficile eradicazione.

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