Il canto e la parola degli uccelli

Nel mondo dei volatili non solo il canarino, la capinera e l’usignolo sono dotati di un canto melodioso e non solo i pappagalli sono capaci di “parlare” o più precisamente di emettere suoni assimilabili o riconducibili a parole.

Ci sono, infatti, degli uccelli in natura più predisposti al canto e alla parola, ma è possibile anche sviluppare e migliorare le capacità imitatorie e canore di alcuni di loro.

Gli uccelli attraverso il canto esprimono una serie di messaggi, come ad esempio corteggiare, minacciare, divertire o semplicemente cantare per gioia.

Per gli esseri umani il canto rappresenta solo una caratteristica degli uccelli, ma in realtà è un modo per comunicare con i suoi simili a secondo delle circostanze.

I soggetti maschi sono più facilitati in questo, in quanto, nella maggior parte dei casi, la facoltà canora è riservata solo ad essi, mentre le femmine emettono dei semplici piagolii, mormorii e suoni delle volte anche non gradevoli per il nostro udito.

Durante determinati periodi dell’anno, ad esempio nel periodo della muta i canarini smettono di cantare con la frequenza abituale poiché la fatica fisica dovuta al cambiamento del piumaggio è tale che non gli permette di fare altro.

Diverso invece è il comportamento che il canarino assume durante il periodo della riproduzione, durante il quale non smette di cantare nenche dopo la deposizione, la schiusa e l’allevamento dei piccoli.

Il motivo principale di questo comportamento del canarino maschio è quello di affermare la sua presenza nel territorio e di continuare il corteggiamento alla femmina per il successivo accoppiamento.

La capacità di cantare è sia innata sia acquisita, in generale questa facoltà viene trasmessa geneticamente dai genitori ai figli mediante il corredo genetico, ma le capacità vocali, però, possono essere sviluppate mediante l’apprendimento da parte di un maestro cantore.

Le facoltà di apprendimento sono molto evidenti nelle 14 specie di fringuelli di Darwin che vivono nelle isole Galapagos.

Alla base dell’addestramento al canto, e soprattutto alla parola, vi è la capacità di imitare le voci; la parola è un’emissione di suoni che dà esiti positivi soprattutto con alcuni tipi di pappagallo come l’ara, l’amazzone, il cacatua e con il merlo indiano (Gracula Religiosa).

Tra i passeriformi i canarini sicuramente possiedono doti imitative molto sviluppate.

Si racconta che il primo ad osservare tali doti sia stato un ciabattino nel ‘600, che viveva sulle montagne dello Harz, in Germania.

Il ciabattino notò che i suoi canarini riuscivano ad imitare i rumori della foresta; con tanta pazienza, poi, riuscì ad addestrarli all’imitazione del canto dell’usignolo.

La leggenda racconta che questi uccellini del ciabattino siano stati i capostipiti della razza degli Harzer Roller, i famosi canarini da canto.

Sempre per restare in tema di canarini, le tre razze più dotate al canto sono:

  • Harzer Roller (canarino tedesco)
  • Malinois Waterslager (canarino tedesco)
  • Timbrado (canarino spagnolo).

Per far si che si sviluppino dei bravi canarini da canto è necessario in primo luogo scegliere dei buoni cantori adulti da accoppiare per ottenere dei figli geneticamente portati al canto.

In secondo luogo, una volta che i piccoli canarini vengono svezzati devono essere posti all’interno di grandi voliere e durante il periodo della muta, accanto alle voliere, deve essere sistemata una gabbia con al suo interno un maestro cantore, che incomincerà a canticchiare.

Questa è un fase particolarissima ed i soggetti femminili devono essere allontanati dai maschi.

Quando la muta è terminata, ogni singolo soggetto viene posto in singole gabbie, le quali sono poi collocate all’interno di uno scaffale coperto da un telo: così si crea quella semioscurità utile affinchè i giovani canarini non si distraggano.

All’interno di questo scaffale, ovviamente, deve essere collocato anche il maestro cantore che cantando esegue il suo compito.

È importantissimo che non ci sia alcuna distrazione e neanche rumori forti e ripetuti.

In questa fase l’alimentazione non deve essere eccessiva, ma per permettere agli uccelli di mangiare, il telo viene sollevato per alcune ore.

Dopo circa 3 settimane inizierà l’addestramento al canto a comando.

Ogni giorno l’allevatore sistema la gabbia del maestro su di un tavolo ben illuminato e così inizia il canto.

Questa operazione viene ripetuta tutti i giorni in modo che i canarini inizino a cantare a richiesta.

Infatti durante le gare canore il tempo massimo concesso è di 20 minuti per ogni concorrente, che, in questo breve tempo, deve intonare più melodie possibili.

Ognuno di voi, appassionato di canto degli uccelli, può addestrare il proprio canarino a casa; ovviamente con tecniche di insegnamento meno rigide rispetto a quelle degli allevatori.

Il metodo è abbastanza semplice e consiste nell’addestrare i figli maschi della coppia di canarini.

Il padre deve essere messo in una gabbia insieme ai giovani maschi.

Però tale metodo non è molto sicuro, in quanto i giovani potrebbero in questo modo distrarsi; per cui si consiglia di costruire una scaffalatura per mettervi le singole gabbie del padre e dei figli.

Può però accadere che il maestro cantore, in questo caso il padre dei piccoli, possa venire a mancare; per sopperire alla mancanza del maestro di canto, si possono acquistare dei nastri su cui è registrato il canto di un campione.

La registrazione, se fatta ascoltare più volte al giorno ai canarini maschi, può dare dei buoni risultati; sempre che, però, la registrazione non presenti dei fruscii o rumori di disturbo.

Dopo aver detto tutto ciò, però vi è da ricordare una cosa importantissima.

La potenza, l’altezza e la profondità del suono emesso, sono dovuti all’elasticità della trachea, ai muscoli della siringe ed all’ampiezza dei sacchi aerei.

Questi tre fattori sono sicuramente trasmessi in via ereditaria, ma possono anche essere migliorati con l’allenamento.

Ad esempio i sacchi aerei si sviluppano con l’attività fisica, questo spiega il perché, durante il periodo estivo, i canarini vengono posti in grandissime voliere per muoversi con facilità.

L’elasticità della trachea può essere migliorata, invece, se l’uccello allunga il collo per mangiare e bere; ed infatti questo spiega il perché delle gabbie da addestramento che hanno mangiatoie e beverini posti all’esterno.

Fin d’ora, però, abbiamo parlato solo del canto degli uccelli; vi sono degli altri volatili che utilizzano le loro doti di imitatori anche per parlare.

Dotatissimi in questo campo sono i Corvidi, la taccola, ad esempio, ha un’ottima capacità di riprodurre suoni.

Tra gli Sturnidi, un gran parlatore è il merlo indiano (gracula religiosa).

Tra i pappagalli, la calopsite ed il cacatua, il cenerino, l’ara e l’amazzone sono abili nella conversazione sia i maschi che le femmine.

Anche la cocorita riesce ad emettere dei suoni appresi anche se con la stessa facilità di altre specie di pappagalli.

Intraprendere il mestiere del maestro è cosa molto difficile, si consiglia, infatti, di iniziare con esemplari già addomesticati o con giovani ancora da imboccare.

In questo modo è più facile stabilire un rapporto di stretta intimità ed amicizia con l’animale.

Si incomincia ad insegnargli una sola parola, di solito il suo stesso nome, sempre con la stessa intonazione; quando, poi, l’avrà imparata, si passerà alla parola successiva.

Se, invece, si vuole adottare una metodologia più rigida si devono tenere delle vere e proprie lezioni sempre nello stesso orario, è preferibile il pomeriggio, ed avere con sé delle leccornie.

Se l’uccello verrà premiato con il prelibato cibo ogni qual volta emettere correttamente una parola, avrà sempre più interesse ad imparare in fretta.

E’ importante specificare che queste “lezioni di parole” dovranno risultare per il giovane pappagallo un gioco e mai una forzatura.

Bisogna sempre rispettare l’animale e adeguarsi ai suoi tempi.

Buona fortuna!

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