L’Upupa (Upupa Epops)

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L’upupa, dall’ incantevole piumaggio dorato, attraversa i cieli nostrani da marzo fino a settembre, cantando instancabilmente nei caldi pomeriggi assolati.

L’upupa (Upupa Epops), uno tra i più appariscenti uccelli diffusi alle nostre latitudini, è un volatile prevalentemente diurno; ha una lunghezza che varia dai 25 ai 30 cm e un peso da 55 a 80 g.

Il meraviglioso piumaggio dell’upupa è inconfondibile: la testa, il dorso, il ventre e i fianchi sono di un rosa-bruno sfumato di giallo-arancione così come la cresta cefalica dalle punte nere, che rimane abbassata per la maggior parte del tempo; quando si spiega, al minimo cenno d’allarme o eccitazione, le piume variopinte formano uno spettacolare ventaglio.

Le ampie ali arrotondate e la lunga coda sono nere attraversate da barre orizzontali bianche, il cui numero e spessore varia sia individualmente che a seconda della sottospecie.

Gli occhi sono bruni e il becco di un bruno-nerastro si presenta sottile e ricurvo, lungo da due a tre volte il cranio a seconda della sottospecie (dai 53 ai 63 mm); le zampe sono tozze e forti ,di colore carnicino-grigiastro e munite di quattro dita: tre rivolte anteriormente e una posteriormente e ciascun dito possiede un’unghia ricurva.

Benché non sia presente un eccessivo dimorfismo sessuale, la femmina di upupa possiede una mascherina di colore più scuro intorno a becco ed occhi.

I giovani upupa, invece, presentano il becco più corto e meno curvo, una livrea più sbiadita che somiglierà a quella degli adulti solo dopo la prima muta alla fine del primo inverno.

Non è facile scorgere l’upupa sul terreno, dove è molto discreta e si nutre scavando in cerca di larve, ma appena spicca il volo non può più passare inosservata: spiegando le belle ali striate, l’upupa rassomiglia a un’ enorme farfalla.

Dopo i primi e rapidi battiti d’ali, le tiene ferme per qualche istante per poi darsi un’ ulteriore spinta: questi oculati movimenti producono una traiettoria sinusoidale, con leggere risalite ad ali spiegate alternate a lente discese ad ali chiuse.

È possibile che la si veda fare lunghi bagni di sabbia o polvere nei pressi di strade sterrate, che la aiutano a liberarsi di eventuali parassiti che la infestano.

Uno dei suoi atteggiamenti più singolari si palesa in presenza di predatori: l’upupa si appiattisce sul terreno, apre ali e coda tenendole basse al suolo e alza la testa verso l’alto; questa posizione mette in evidenza le bande bianche e nere che corrono lungo il folto piumaggio e rompe il contorno dell’animale, confondendo i nemici.

Questo comportamento è stato osservato anche in assenza di potenziali predatori, lasciando supporre che possa trattarsi anche di un modo per esporre molto del corpo dell’animale ai raggi solari.

Le sembianze dell’upupa hanno colpito l’uomo fin dall’antichità: la sua elegante figura decora le mura dei templi e delle tombe di Egitto e Creta e nel Medio-Evo ad essa venivano conferite virtù magiche, tanto che era d’uso pensare che alcuni dei suoi organi stimolassero vista e memoria se consumati come decotti.

Allevata fin da giovane, l’upupa tende ad affezionarsi al suo padrone grazie al suo carattere molto docile: obbedisce al proprietario, accetta il cibo dalla sua mano e seguita ad andargli dietro persino all’aperto senza provare a fuggire.

Questo atteggiamento però vacilla nel periodo degli amori, nel quale non è raro che ceda a crisi particolarmente feroci, diventando pericolosa per gli uccelli che abitano la sua stessa voliera.

Diffusione e habitat dell’Upupa

L’upupa è un uccello migratore e la sua comparsa nelle campagne dell’ Europa temperata avviene tra la fine di marzo e l’inizio di aprile,  solo irregolarmente nidifica in nord Europa e in Inghilterra; in genere predilige le regioni più meridionali.

Il suo habitat ideale è costituito da terreni pianeggiante o poco ondulati e secchi, prati inframmezzati da boschetti e circondati da muretti e siepi o vecchi alberi isolati che si stagliano al limitare dei campi.

Nel sud Europa si aggira per vigneti, frutteti ed uliveti in cerca di cibo e nei villaggi o nelle città africane trova facilmente di che nutrirsi.

Il comportamento dell’upupa varia a seconda della regione in cui si trova: nelle zone più settentrionali della sua area di distribuzione si mostra più aggressiva mentre in quelle meridionali, dove abita zone più vicine all’uomo, risulta più docile e si lascia volentieri avvicinare.

Rimane di fatto un uccello solitario e durante l’estate, anche nei piccoli gruppi familiari, cominciano a manifestarsi le note tendenze erratiche che stanno ad indicare l’arrivo della prossima migrazione; in luglio i nidi vengono abbandonati e i maschi smettono di cantare e verso la fine del mese o la fine di quello di agosto, a seconda delle latitudini, gli uccelli sono spariti involatisi soli o in piccoli gruppi.

Generalmente, tutte le upupe che nidificano in Europa e quelle che vi sono nate, migrano in Africa svernando nel sud del Sahara e spingendosi talvolta fino all’equatore; tra settembre e ottobre e, fino all’inizio di febbraio, si dedicano alla ricerca del cibo nelle oasi del Sahel.

Dalla fine del ⅪX secolo in Europa c’è stata una drastica diminuzione del numero di upupe nidificanti, fatta eccezione per qualche momentaneo periodo di ripresa; le nuove tecniche agricole e l’ unificazione dei terreni, hanno ridotto lo spazio degli ambienti eterogenei idonei alla riproduzione di questi uccelli.

L’ abbandono dei pascoli, la loro forestazione e l’utilizzo smodato d’ insetticidi e pesticidi in agricoltura, hanno compromesso la riproduzione delle upupe e di molte altre specie volatili insettivore.

Il canto e il verso dell’Upupa

Il cupo verso dell’upupa risuona monotono nelle calde giornate piene di sole, laddove vecchi alberi secolari delimitano il margine di prati e campi arati.

Come già detto, benchè non molto potente, il canto dei maschi formato dal trisillabico “up-up-up” è udibile a grandi distanze dal luogo di diffusione; se il volatile è particolarmente eccitato, le ripetizioni possono diventare 4 o 5 per strofa.

Il canto comincia dopo che l’upupa si è posata su un rametto, su un muretto o anche sul terreno: ripiega la testa sul ventre per intonare la strofa, poi la solleva e la abbassa nuovamente per riprendere a cantare.

Si può ascoltare dal mattino presto e durante il resto della giornata; quando è in volo o è nervosa dalla vicinanza di un intruso, emette un verso d’allarme basso e gracchiante: “kree” o “kreek”.

Dal momento in cui le uova si schiudono, il canto si affievolisce e si spegne con l’ aumentare dell’indipendenza della prole ormai pronta per lo svernamento.

Riproduzione dell’Upupa

Nel mese di aprile o più tardi, a seconda delle regioni, piccoli gruppi di upupe cominciano a frequentare una stessa area; non ci vorrà molto prima che l’istinto territoriale prenda il sopravvento: i maschi prendono le distanze gli uni dagli altri e delimitano ciascuno il proprio territorio ripetendo senza interruzione il tipico verso “up-up-up” , che seppur non potentissimo può essere udito da molto lontano.

Il maschio dell’upupa  fa echeggiare nell’aria il suo canto nuziale, aspettando che una femmina ne venga attratta e decida di ispezionare il luogo prescelto per il nido.

E’ così che ha inizio il rito del corteggiamento: il maschio offre alla compagna degli insetti e volandole dietro seguita a corteggiarla con la cresta eretta e le penne della gola arruffate, emettendo di tanto in tanto un arrochito “kree”; la femmina non si lascia però ammaliare facilmente e continua a farsi tallonare di ramo in ramo finché, sul prato sottostante, accetta la corte del maschio e si accoppia tra le sue ali spiegate.

In Europa, per il nido, il maschio sceglie un tronco cavo, l’ intercapedine in un muro, il vecchio nido di un picchio o un cumulo di pietre a patto che questo sia posto a meno di 3 m da terra; è possibile che la scelta ricada su una casetta in legno per uccelli, purché quest’ ultima abbia un’ entrata larga almeno 4-5 cm.

In Egitto non è raro che nidifichi fra le rovine di costruzioni abbandonate e nelle steppe asiatiche, può scegliere persino carcasse di animali morti: il naturalista Pallas si imbatté in un nido di upupa posto dentro la gabbia toracica di una spoglia umana.

Le uova vengono deposte senza allestire il nido, difatti non un filo d’erba o un pò di muschio verranno adoperati per renderlo più confortevole; la femmina depone un uovo al giorno per un totale di 4-7 uova di colore grigiastro e le cova per 18 giorni, al termine dei quali, terrà al caldo i piccoli implumi appena nati.

Nel periodo della cova non si allontana quasi mai dal nido ed è il maschio a rifocillarla per 8-10 volte al giorno, portandole razioni di bruchi e cavallette per circa tre settimane.

Alla schiusa, i piccoli uccellini sono ricoperti da non altro che un sottilissimo piumino biancastro pertanto, è la madre che provvede a tenerli al caldo e a nutrirli con beccate di cibo (composte da minuscoli bruchi e coleotteri) portate al nido dal compagno; i primi ciuffi di piume compaiono dopo 7 giorni circa e finché il piumaggio non sarà completo (entro 18 giorni), il loro aspetto sarà irsuto.

Nido di Upupa, con pulcino ormai quasi pronto all'involo
L’upupa costruisce il nido all’interno delle cavità naturali, come ad esempio i fori negli alberi. Nella foto si intravede un giovane Upupa, ormai quasi pronto all’involo, in compgnia di un genitore. Fonte: Pixabay

La madre pian piano comincia ad allontanarsi dalla prole, seguendo il compagno nelle battute di caccia e dopo 4 settimane, le giovani upupe possono tentare il primo volo: raggiunta l’indipendenza, i loro genitori potranno occuparsi di una seconda covata, ospitata di frequente nello stesso nido.

Il nido dell’upupa può essere individuato con non molta difficoltà per via del suo odore nauseabondo: se lo spazio a disposizione è molto stretto, la mamma non riesce sempre a liberarlo dagli escrementi dei piccoli, ma se è sufficientemente spazioso sarà più facile per lei tenerlo pulito.

Perfino un’ adeguata pulizia comunque non elimina l’odore (che sparirà col tempo) in quanto, sia madre che piccoli durante la nidificazione, secernono dall’uropigio (ghiandola sebacea posta sotto il codrione) uno sgradevole liquido maleodorante, probabilmente usato per tenere alla larga i predatori.

A tal proposito, le giovani upupe possono scagliare escrementi liquidi fetidi, solitamente accompagnati da fischi, che sono deterrenti per i predatori che si aggirano nei pressi del loro nido.

curiosità: il nome upupa deriva dal suo canto

Il caratteristico canto di questo uccello dà alla specie il nome comune e quello scientifico, ricalcando il latino “upupa” di chiara origine onomatopeica; il celebre “up-up-up” per gli antichi, era un suono considerato lugubre e presagio di imminenti sciagure: persino dai nostri nonni era appellato “uccello del malaugurio”. Nel 1925 fu il poeta Eugenio Montale a redimere il volatile in Ossi di seppia, in cui descrive così l’animale: “ilare uccello calunniato dai poeti”.

Alimentazione dell’ Upupa

Zampettando furtivamente nell’erba e scartando con bruschi cambi di direzione, l’upupa è intento in una vera e propria caccia all’insetto; la base della sua alimentazione è costituita da grossi invertebrati, grilli, cavallette, scarabei, formiche, grillotalpe, farfalle, mosche, ragni, lumache o millepiedi.

La forma sottile e arcuata del becco è adatta per estrarre dal terreno o, dagli escrementi dei mammiferi, le larve dei coleotteri delle quali è ghiotta; l’upupa può inoltre percepire gallerie sotterranee che segue con percorsi circolari, sondando il terreno per individuare la sua preda.

Una volta scovata, l’upupa apre il becco conficcato nella terra e la cattura; mentre esamina il terreno può nutrirsi dei piccoli animali messi in agitazione dalle sue attività e, nei pressi di stormi, può cibarsi in volo di api, calabroni o mosconi.

Spesso l’animale rimuove le parti chitinose ,come zampe o ali del malcapitato, difficili infatti da digerire, prima di inghiottirlo lanciandolo in aria e afferrandolo poi con il becco.

Parenti dell’Upupa

L’upupa è solita mettere in mostra la sua ampia cresta ogni volta che atterra o al minimo segnale di pericolo e, come lei, altri due uccelli sfoggiano un’ elegante cresta erettile: parliamo della pavoncella e della cappellaccia.

La pavoncella (Vanellus vanellus) è un uccello che in primavera nidifica al suolo in campi coltivati o in praterie e d’inverno, si unisce ai grandi stormi della sua specie nei campi arati; il nido è un semplice buco nel terreno: il maschio ne scaverà vari prima che la femmina scelga tra questi il migliore per deporre le uova. La sottile cresta lunga all’incirca 10 cm e il piumaggio presentano dei particolari riflessi metallici e, durante il volo, le grandi ali arcuate producono un nero e bianco sfarfallio.

La cappellaccia (Galerida cristata) è una cugina dell’allodola, ha un piumaggio grigio-bruno mentre la parte inferiore delle ali è rossiccia e la grande cresta ha una sagoma ben riconoscibile anche quando è ripiegata; dalle nostre parti circola per tutto l’anno, frequentando campi coltivati e terreni incolti. Nidifica tra aprile e giugno in piena terra e le uova vengono covate sia dal maschio che dalla femmina.

Il cuculo (Cuculus canorus) lo troviamo nelle nostre regioni da marzo all’inizio dell’estate e benchè non si lasci intravedere con facilità, ne tradisce la presenza il suo incessante “cu-cù” che anima l’aria; se si ha fortuna, è possibile scorgerlo mentre vola da un fronda all’altra sulle cime degli alberi. Questo uccello è famoso per la caratteristica del parassitismo di cova: il cuculo depone il suo uovo all’interno dei nidi di altri uccelli, lasciando il nidiaceo alle cure dei genitori adottivi.

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Il Cuculo (Cuculus Canorus)

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