Intervista ad Ivana Coniglione allevatrice di pappagalli

Ivana Coniglione

Abbiamo appena ultimato un’intervista ad Ivana Coniglione, un’amica di Hobby Uccelli, nonchè moderatrice del forum Pappagalli ed esperta allevatrice di pappagalli.

Ivana da molti anni è impegnata nell’allevamento e la selezione di diverse specie di pappagalli, sia nella variante ancestrale che nelle diverse mutazioni.

Nativa di Messina ha vissuto a Roma e negli ultimi anni, invece, si è trasferita a Viterbo dove è riuscita a creare un ambiente idoneo per la cura e l’allevamento di questi animali che necessitano di mille cure ed attenzioni. Buona lettura…

Come è nata la tua passione per l’allevamento di Pappagalli?

Ormai si perde nella notte dei tempi quando un bel giorno di primavera di quasi 30 anni fa, entrò dalla finestra un simpatico uccellino bianco.

Da sempre grande amante degli animali, avevo già cani e gatti, nonché criceti che hanno tappezzato tutta Roma… non conoscevo  assolutamente che specie fosse questo piumino bianco, pensavo ad un canarino, ma non mi convinceva il becco ricurvo.

Per cui andai in una uccellerai e il negoziante  che  mi disse che si trattava di un pappagallino ondulato femmina albina; fu  la benvenuta anche se il vecchio Camillo, il mio cane un cane meticcione nero la fece sparire per un attimo tra le sue fauci, per nulla spaventata la cocorita, che chiamai  banalmente Linda, si dimostrò oltremodo domestica e capii che era stata allevata a mano.

Stava sulla spalla, arrivava di corsa al richiamo, mangiava il cibo offerto dalle mie mani!

Ho sempre pensato che nessun essere stia bene da solo e allora decisi di darle un marito, un bel maschio verde!!!

Fu amore a prima vista, ma anche il motivo della morte di Linda.

Infatti, probabilmente la cocorita era anzianotta e non aveva mai riprodotto, per cui la ritenzione dell’uovo le fu fatale.

In casa fu una tragedia, ma comunque anche il maschio non poteva restare da solo, e allora  iniziò la saga degli ondulati, in poco tempo  amici e parenti si ritrovarono a dovere adottare i pulli che nascevano a iosa dalle mie coppie.

Arrivò anche Fortunato che dovetti allevare dal primo giorno di vita perché rifiutato da tutti, un ondulato pezzato che parlava meglio di un cenerino!!!!

Questa la prima esperienza con i pennuti; il passo seguente?

Innamoramento folle per gli agapornis.

Avendo avuto esperienza dell’allevare le cocorite, presi un piccolo agapornis lutino (giallo e rosso) che sarebbe morto perché i genitori ne avevano altri 5.

Ovviamente non ne conoscevo il sesso per cui lo chiamai Calipso pensando che, se fosse stato femmina avrebbe avuto il nome di una ninfa e se fosse risultato maschio, il nome di un ritmo.

Così iniziò il filone musicale (altra mia grande passione) e da allora tutti i nomi dei miei amici pappagalli, a cominciare da Rumba la moglie di Calipso, hanno sempre avuto nomi inerenti alla musica, a cominciare dai balli  fino ad arrivare agli strumenti musicali, l’ultima coppia infatti è composta da Flauto ed Ocarina.

Poi la passione si è espansa per tutti i pappagalli ed ho avuto ed ho altre specie.

Quali specie di pappagalli allevi attualmente?

A sinistra una coppia di Parrocchetti testa di prugna, a destra una coppia di parrocchetti monaci. Foto Ivana Coniglione
A sinistra una coppia di Parrocchetti testa di prugna, a destra una coppia di parrocchetti monaci. Foto Ivana Coniglione

Attualmente il mio allevamento è prettamente indirizzato sui agapornis delle specie roseicollis, fischer e personatus.

Ho anche 4 coppie di parrocchetti testa di prugna, una coppia di kakariki e, nel mio studio una coppia di parrocchetti monaci.

Come è organizzato e strutturato il tuo allevamento?

Locale destinato all'allevamento degli agapornis, ricavato in taverna. Foto Ivana Coniglione
Locale destinato all’allevamento degli agapornis, ricavato in taverna. Foto Ivana Coniglione

Ho una taverna dove alloggiano gli agapornis.

Su dei mobiletti (per non dovermi chinare troppo) ci sono due file di gabbie da 90, in ogni gabbia c’è una coppia.

La taverna è stata insonorizzata da pannelli in carton gesso, la bocca di un camino è stata chiusa da una ventola per l’aereazione e dal lato opposto c’è il portone che di giorno e quando sono in casa, lascio sempre aperto, lo chiudo nelle ore canoniche del silenzio.

In alto sul portone ci sono le finestre con grate, quella centrale è sempre aperta a vasistas e sono tutte corredate da teli oscuranti plissettati che chiudo la notte.

Su di una parete ci sono i mobili di una cucina che avevo nell’altra casa, utili per le scorte poichè vivo in un luogo non molto attrezzato per la cura degli animali, e anche un frigorifero dove conservo la frutta, le verdure e la formula da imbecco, sempre provvidenziale alla bisogna.

C’è anche posto per un divano dove mi riposo contemplando i miei protetti e un bel tavolo utile per vari lavori.

In fondo alla taverna ci trova un disimpegno dove ho fatto montare una vasca da bagno, ma messa abbastanza alta (stesso motivo, per non spezzarsi la schiena) dove posso lavare le gabbie e tutto il resto, poi si accede ad un bagnetto.

Dalla taverna, tramite un ascensorino si sale all’appartamento, qui in una veranda a vetri alloggiano i parrocchetti testa di prugna e i kakariki, mentre nel mio studio c’è la voliera di Bongo e Maracas, la coppia di parrocchetti monaci con cui intrattengo delle piacevoli conversazioni.

Uso nidi di legno già pronti nelle diverse misure per agapornis roseicollis, più piccoli per i fischer e i  personati, e più grandi  per i parrocchetti; li lego per sicurezza  con degli elastici  (che sembrano in piccolo quelli che si usano per i portapacchi delle automobili) che trovo a Roma nei negozi di Leroy Marlin, i beverini uso quelli a goccia  e di colore scuro  così l’acqua si mantiene pulita più a lungo, cosa molto utile in periodi di assenza.

Quali sono le problematiche principali nell’allevamento di pappagalli?

Oltre quella data dagli unici i vicini di casa che hanno una fobia per i pappagalli e le malattie che potrebbero portare a tutta la popolazione circostante…(un esposto fattomi prima ancora che mi trasferissi con conseguenti ripetute visite da parte di Asl e Corpo forestale dello Stato), non riscontro problematiche se non quelle del tempo da dedicare per mantenere l’ambiente pulito e i pappagallini in  buona salute.

Quali sono i criteri che utilizzi per la selezione dei soggetti e per la formazione di una propria linea di sangue?

Cerco innanzitutto di lavorare sulle varie mutazioni (evitando in via di massima  la  consanguineità) creando le coppie per  ottenere prole che ne esalti le caratteristiche, tenendo conto del loro fenotipo e genotipo, per esempio una mutazione con un portatore della mutazione stessa  o non mettendo insieme due caratteristiche come per esempio serie blu con verdi faccia arancio che mi darebbero figli con colori indefiniti.

Quindi non ho esattamente una mia linea di sangue.

Ci puoi spiegare il tuo metodo di allevamento?

Coppia di fischer nel nido con uova ed un pullus, il primo nato. Foto Ivana Coniglione
Coppia di fischer nel nido con uova ed un pullus, il primo nato. Foto Ivana Coniglione

Per godermeli al meglio faccio fare solo una covata l’anno alle mie coppie tranne nel caso di una prima cova non andata al meglio.

Le coppie devono avere almeno un anno di età anche se delle “lolite” cominciano anche a 6 mesi a deporre (in questo caso tolgo le uova e senza nido si fermano a 2 o 3 e poi smettono).

Metto i nidi i primi di settembre e aspetto con ansia le nascite ogni volta emozionanti.

Le coppie più mature partono immediatamente, specialmente quelle dei roseicollis, mentre i fischer e i personati ci mettono un po’ di più, sono più riflessivi e hanno bisogno di più tempo per preparare il nido e metter su famiglia.

Se a settembre ho delle coppie ancora giovani, li faccio riprodurre a marzo, ma facendo in modo da lasciarli liberi tutti da impegni riproduttivi per tutta l’estate.

 

 

I parrocchetti testa di prugna si riproducono solo a primavera.  Preparo i nidi con un po’ di  tutolo di mais come sottofondo e poi metto uno strato di scagliette di segatura, quella che si usa per i conigli, contemporaneamente sul fondo della gabbia fornisco rametti di salice, olivo ecc, che i pappagallini sminuzzano, triturano e portano dentro il nido.

Ho costruito diverse schede dove annoto tutto quello che può servire, una specie di albero genealogico, riportando tutte le notizie in mio possesso, anche per avere una cronistoria di ogni coppia, anzi di ogni soggetto.

Segno  tutto, dalla data di deposizione, al numero di uova, alla speratura delle uova, ai  motivi di una  non schiusa, alla nascita, anellamento e alle caratteristiche morfologiche che riguardano i pulli (tipo colore piumino, occhi, becco e così via).

Che tipo di alimentazione fornisci nel periodo: allevamento – muta – riposo?

Dedico molta attenzione all’alimentazione, oltre al misto semi per inseparabili di buona qualità, c’è sempre una vaschetta con estrusi delle migliori marche, pastoncino all’uovo specie in fase di cova e di svezzamento dei pulli.

Indispensabili i blocchetti di sali minerali oltre l’osso di seppia, specie nel periodo della muta, non faccio particolarmente uso di vitamine ma all’occorrenza, esempio durante la muta o dopo la riproduzione, faccio sciogliere nell’acqua da bere del Multicentrum (suggeritomi, ovviamente, dal mio veterinario aviare).

Per loro cucino un insieme di cereali quali orzo, farro, miglio, grano saraceno ecc. (li trovo in bustine nei supermercati) che faccio bollire secondo i tempi per ciascun cereale, e a cui aggiungo anche del cous cous fatto a parte; i miei amici alati ne vanno pazzi.

In inverno aggiungo anche dei legumi come fagioli azuchi, lenticchie, piselli (scolati per bene per togliere l’eccesso di umidità), nei mesi freddi aggiungo del pastoncino ed in estate del riso soffiato.

Giornalmente completo l’alimentazione con abbondate frutta e verdura e ne alterno le qualità di giorno in giorno, una volta la settimana offro dei semi germinati mescolati al pastoncino e una bella spiga di panico che i miei papppagalli spazzolano come piranha.

Il pastoncino all’uovo lo elimino completamente nei mesi  caldi.

Partecipi alle mostre ornitologiche? Se si come preparano i soggetti da esposizione?

Frequento le mostre come visitatrice per ammirare i campioni, capire i criteri di selezione, ma  anche per incontrare gli amici appassionati come me, però non mi va di esporre, temo per la salute dei miei uccellini e dello stress che immagino possano passare.

Probabilmente sono molto esagerata.

Puoi dare qualche consiglio a chi vorrebbe iniziare l’allevamento di questa specie?

Avere poca fretta,  una grande pazienza e  tempo da dedicare per tenerli in ottima salute.

I pappagalli sono uno spaccato di intelligenza, di vita sociale e di sentimenti come quelli umani.

Per cominciare ad allevare pappagalli  consiglio le calopsitte e i kakariki sono i più docili e silenziosi, per quello che riguarda gli inseparabili si può iniziare con un paio di coppie, magari di roseicollis e farsi seguire da chi ha già un po’ di esperienza.

Chi volesse acquistare dei tuoi soggetti, come deve fare?

Contattarmi anche attraverso questo sito dove si trova anche la mia mail e, perché no, farsi una gita e venire a vedere il mio piccolo mondo di inseparabili per chiacchierarne insieme.

Precedente

Le mostre ornitologiche

Diamante di Gould (Chloebia gouldiae)

Successivo

Lascia un commento