Becco d’argento

Il Becco d’argento è un piccolo uccellino che occupa buona parte del centro e nord Africa, spingendosi fino alla penisola araba, la sua caratteristiche sono l’intensità del manto e dil disegno dei fianchi, con testa di color nocciola molto chiaro tendente al grigio ed  un disegno puntinato tendente al nero bruno.

Il becco d’argento, nome scientifico lonchura cantans, ovvero la euodice cantans, è un piccolo “gioiellino” che occupa buona parte del centro e nord Africa e che si spinge  fino alla penisola araba.

In questo vasto  territorio se ne possono ammirare cinque sottospecie:

la cantans cantans,

la cantans inornata,

la cantans meridionalis,

la cantans orientalis

la cantans malabarica, quest’ultima è meglio conosciuta come “becco di piombo”, ed il  suo areale di distribuzione differisce dal resto delle altre essendo un abitatore delle Indie, per cui è accreditata come specie a se stante, ma  c’è da dire  che data la loro strettissima affinità, ci sono teorie a riguardo che ipotizzano il becco di piombo, appunto, come una sottospecie del becco d’argento.

Descrizione del Becco d’argento

Ma cosa contraddistingue in realtà tutte queste sottospecie?

È  l’intensità del manto ed il disegno dei fianchi, perché questa piccola lonchura è lunga poco più di 11 cm, con testa di color nocciola molto chiaro tendente al grigio ed  un disegno puntinato tendente al nero bruno.

Il mantello del dorso è di un bruno frumento, che come il becco di piombo, si carica di bruno-nerastro  verso le remiganti delle ali e le timonieri delle coda, con un petto, ventre e basso ventre, che a seconda della sottospecie,  varia dal bianco candido al crema molto carico  ed i fianchi, composti da un disegno striato regolare, ha varie tonalità del bruno, anche qui a seconda della sottospecie, fino a  scomparire del tutto o dall’essere leggermente accennato nell’ orientalis.

Alimentazione in natura del becco d’argento

Questa piccola lonchura la si scorge, il più delle volte in folti gruppi, a “danzare” sui capolini immaturi di graminacee  alla raccolta di semi, base quotidiana della sua alimentazione, ma non disdegna nel periodo riproduttivo un’ integrazione insettivora.

Riproduzione in natura del becco d’argento

E’ un abitatore delle praterie verdeggianti africane, ma anche di zone semidesertiche, e lo si può scorgere anche  in prossimità di fiumiciattoli  o specchi d’acqua, riunito in piccoli gruppi che in determinati periodi dell’anno  si congiungono ad altri gruppi a formare veri e propri stormi.

Nel periodo riproduttivo, che coincide con quello delle piogge,  questi piccoli gruppi, che sembrano avere una valenza familiare, si scindono in coppie e in fitti cespugli costruiscono il proprio nido, deponendovi dalle 3 alle 6 uova, che verranno  incubate sia dal maschio che dalla femmina, e alla schiusa i pulli verranno  alimentati quasi esclusivamente da semi di graminacee, anche se non disdegnano, proprio nei primi giorni di vita dei pulli, una leggera integrazione animale, fatta di piccoli insetti e larve.

Il piccolo becco d’argento conduce la propria esistenza in modo socievole e pacifico, vivace nelle sue manifestazione, ma mai invadente, passa le sue giornata alla ricerca di cibo per sè e per la propria prole, deliziando non solo la propria compagna con un canto, anche piuttosto articolato se si pensa ad un lonchura, fatto di note sommesse e prolungate.

Il Becco d’argento in cattività

Il suo comportamento in cattività è a dir poco sorprendente , una volta ambientatosi non desta nessuna preoccupazione  nell’alloggiamento, sia in voliera che in gabbia trova la sua condizione ideale anche per una riproduzione .

Alimentazione del becco d’argento

Nell’alimentazione  basta inverosimilmente un buon misto per esotici, composto di un seme base come il panico, del miglio, dell’avena e del niger, con un’integrazione di pastoncino all’uovo, una spighetta di panico, il classico immancabile osso di seppia e del grit, per consentirgli di avere un buon stato di salute tutto l’anno .

Riproduzione del becco d’argento

Nel periodo che va da settembre a marzo, se si vuole ambire ad una riproduzione, basterà, una volta approntata la coppia, anche con il becco d’argento come per il becco di piombo non c’è dimorfismo sessuale,  mettere la classica cassetta nido e del materiale a disposizione ( juta, fieno, sisal, fibre di cocco)  e scegliere un posto riparato e tranquillo.

La coppia appronterà  un nido piuttosto grossolano, in cui deporrà generalmente quattro uova alternandosi  nella cova, che durerà  mediamente due settimane, alla fine delle quali avverrà la schiusa; i pulli alla nascita avranno  un colore di pelle piuttosto scuro, ma la cosa che balza agli occhi è la grandezza del becco che sembra essere sproporzionato rispetto al minuscolo corpicino;  resteranno lì silenziosi in attesa delle imbeccate dei genitori per circa una settimana , per poi divenire quasi chiassosi nel richiedere sempre più spesso imbeccate che arriveranno puntualmente.

In questo periodo bisogna man mano aumentarne le dosi giornaliere di cibo che oltre al misto per esotico e del pastoncino all’uovo, bisognerà  integrare con una spighetta di panico, e chi ne ha la possibilità e il tempo potrebbe anche dare del cous cous all’uovo o al miele, oppure avendoli abituati preventivamente, somministrare del pastoncino per insettivori, cioè trovare il modo di poter integrare la loro dieta con un cibo che abbia al suo interno delle proteine animali,  gradiscono poco le verdure e la frutta.

Serviranno poco più di tre settimane per poter veder spuntare dalla cassetta nido le loro testoline curiose e con una precocità che li contraddistingue, nel breve volgere di qualche altro giorno puntare alla spighetta di panico intenti a cercare di cibarsi da soli, assistiti da entrambi i genitori, alle 4/5 settimane di vita si renderanno del tutto indipendenti.

Mutazioni del becco d’argento

In seguito alla “domesticazione”  che porta inevitabilmente a dei cambiamenti, siano essi di alimentazione, di ambientazione e soprattutto di natura fisiologica e attraverso una “selezione”, dicevano, è inevitabile che ci sia anche la comparsa di caratteri nuovi e quindi delle “mutazioni” che si mostrano a noi umani nel cosiddetto fenotipo, ma che incidono soprattutto nel genotipo.

E così, anche il Becco d’argento non fa eccezione con la splendida mutazione bruno, come nella ventre scuro e nella –ino , nella feomelanica  e con la opale e la pastello fino alla più recente agata.

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