Il Canarino Italico (estinto)

Il Canarino Italico è un’antica razza, formata non per mano dell’uomo ma grazie alla natura. Nonostante si sia pressoché estinto, questo canarino resisteva bene alle intemperie ed alle malattie, tanto da essere allevato nelle campagne anche all’aperto in voliere o gabbie.

Secondo una leggenda piuttosto accreditata e diffusa da parecchi autori di chiara fama e di grande affidabilità, nel 1573 un vascello sarebbe partito dalle Isole Canarie, diretto verso l’Europa, per commerciare un prodotto allora molto richiesto, il Canarino.

Questa nave fece una prima sosta a Lisbona, non è dato di sapere se colà parte del carico avesse trovato clienti, per poi ripartire alla volta di un porto Italiano, si pensa a Livorno, oppure a Genova, in ogni caso, comunque, alla volta della nostra Penisola.

Giunto in prossimità delle nostre coste, in vista della Toscana, il legno fu colto da improvvisa tempesta, e, pare, parzialmente disalberato.

I marinai, si dice colti da pietà, o forse per superstizione, ma certamente con acume, liberarono i canarini, molti dei quali, sospinti dal vento, approdarono all’Isola d’Elba.

Si dice che quei canarini fossero tutti maschi, anche se vi è chi ne dubita, dal momento che non è impossibile prendere fischi per fiaschi e femmine per maschi, almeno con i canarini.

Chi afferma con certezza che essi fossero al 100% maschi, sostiene che essi si accoppiarono con femmine autoctone di Verzellino, io penso che non fossero proprio tutti maschi, ma che comunque l’ibridazione col Serinus serinus (verzellino) non si possa escludere, anche perché tende a dare una percentuale di ibridi fertili veramente molto alta, in parte sono fertili anche le femmine, caso più unico che raro.

Secondo altri autori, l’ibridazione sarebbe avvenuta, ma col Serinus citrinella corsicana, o Venturone corso, il quale probabilmente abitava e forse abita ancora l’Isola d’Elba come le altre Isole Tirreniche, e che sembra dia comunque una buonissima percentuale di ibridi fertili.

Comunque, qualunque fosse la realtà, per anni pare che gli abitanti locali abbiano attinto a pennuti rinselvatichiti per proprio svago e commercio.

Non è affatto escludibile l’immissione di sangue di Verzellino o Venturone corso, anche perché il successivo manifestarsi di un numero molto elevato di mutazioni nel canarino domestico potrebbe trovare in questa ipotesi una possibile origine.

I Canarini allevati nella penisola erano molto rustici e resistenti al freddo e alle malattie, ottimi genitori, piacevoli cantori, ed il loro canto era molto simile al canto ancestrale, abbastanza acuto, ma non privo di frasi rullate.

Si dice che, esportati in Tirolo, Carinzia, Svizzera, Sassonia abbiano poi dato vita o contribuito a creare Harz, Sassone, Roller, da cui alcuni Inglesi, e forse anche Malinois.

Gli Italici erano canarini di taglia normale, intorno ai 12,5 cm., di colore verde, bruno, giallo, uniforme, pezzato o variegato, a volte isabella, bianco o ardesia, quasi sempre anche in questo caso, pezzato, o variegato.

Nessuno ha mai applicato al Canarino Italico alcun criterio selettivo, i suoi allevatori (che erano comunque migliaia) si curavano soprattutto del fatto che fosse robusto e di canto piacevole, anche se nessun criterio fu mai applicato nemmeno al canto stesso.

Dal 1600 fino a quarant’anni fa, comunque, chi allevava canarini in Italia, allevava solitamente Italici. Ne hanno scritto importanti autori, come Vittorio Menassé, il Susmel, il Prof. De Baseggio, rimpiangendo che una razza-popolazione così diffusa ed importante sia completamente andata perduta. Io ho di questi canarini dei ricordi infantili, sono stati loro ad introdurmi in questo singolare hobby.

Una sorella di mia madre, quindi mia zia, di nome Edda, e mio nonno stesso allevavano canarini Comuni. Nella mia città già circolavano razze selezionate, ad esempio il vanto degli allevatori antichi era l’Arricciato del Sud, o i Sassoni.

Quindi la diffusione del povero Italico diminuiva costantemente.

Un altro motivo della sua rarefazione fu dato dal divieto di catturare selvatici autoctoni. Infatti, uno dei compiti classici dell’Italico era l’ibridazione col Cardellino, che produceva soggetti (allora considerati) di rara bellezza, e dal canto eccezionale.

Infatti, il sottile canto dell’Italico raramente prendeva il sopravvento sul frasario del Cardellino, e, nei casi in cui emergeva, era comunque meno in contrasto con le note silvane peculiari del cardello. Gli Incardellati che ne derivavano, almeno quelli considerati i più belli, erano fortemente pezzati di giallo, a volte più carico, a volte anche quasi intensi, sempre con una mascherina più o meno evidente, e cantavano da cardellini, inframmezzando ogni tanto qualche giro da canarino, non fastidioso.

Ricordo un Incardellato di rara bellezza che mi fu offerto al prezzo di 100.000 Lire di allora sul finire degli anni ’70, troppi per le mie tasche.

Si trattava sicuramente dell’animale domestico più diffuso, amato sia in città sia in campagna, insegna musicale di moltissime imprese artigiane, specialmente calzolai, ma anche impagliatori di sedie, canestrai, fumisti, meccanici di biciclette (un tempo diffusissimi).

Pressoché chiunque avesse una bottega, e non fosse costretto ad un continuo girovagare, aveva una gabbietta con uno o più Canarini.

Così come comparivano presso le case della borghesia, dove a volte l’alloggio loro riservato era una bella voliera, spesso all’aperto.

Il poeta Umberto Saba ne traeva piacere ed ispirazione, e si trovano parecchie foto che lo immortalano con canarini in mano, o intento ad osservarli nelle gabbie, persino una sua poesia descrive un ibrido di lucherino.

Verga scrisse il racconto “Il Canarino del n°15”, prendendo spunto dal fatto che gabbiette con il simpatico pennuto apparivano nelle portinerie di tutta Italia.

Se era così diffuso, perché si è estinto? Era difficile da allevare? Aveva tare ereditarie?

Rispondo ad ogni domanda, iniziando dall’ultima.

Non aveva alcuna tara ereditaria, era sano e robusto, resistente al freddo tanto da non avere mai bisogno di ricoveri invernali, bastava una stuoia a nord o un telo ed un riparo dalla pioggia, facile da nutrire e da allevare, ottimo genitore e riproduttore, si adattava sia alla gabbia sia alla voliera, era facile alimentarlo anche con sole erbe selvatiche e qualche fetta di mela.

Si è estinto perché sono cambiati i gusti degli allevatori, e perché altri animali domestici lo hanno soppiantato nelle preferenze della popolazione.

La diffusione di idee ambientaliste ha provocato una sostanziale diminuzione degli uccelli allevati in casa, soprattutto di quelli di piccola taglia, alloggiati in gabbie. Il canarino non fa eccezione, poiché nell’idea moderna la gabbia viene vista come “prigione” anziché come “alloggio”, tanto che nessuno teorizza nulla a proposito degli acquari, che concettualmente sono la stessa cosa, poiché questi ultimi non hanno le sbarre (absit iniuria verbis, non intendo discutere, solo descrivere).

E questo è un motivo.

Un altro motivo è dato da una certa esterofilia di molti allevatori, oltre che da una certa vanagloria che discende dall’avere in allevamento certe (costose) razze, e potersi quindi ritenere a torto allevatori di Serie A, a differenza di chi è rimasto all’antico, e quindi di Serie B.

Poi un altro ancora è stato causato dal divieto di catturare specie silvane, come il Cardellino, il quale divieto ha, di fatto, escluso per anni, fino all’arrivo di soggetti anellati e quindi detenibili, la necessità di un genitore così particolare per futuri incardellati. Ma il motivo principale è sicuramente dato dall’immobilismo di molti allevatori, che avrebbero potuto preoccuparsi della salvaguardia del Canarino Italico quando c’era, e non scrivere che era un peccato che fosse scomparso quando già non c’era più (probabilmente me compreso).

A che punto siamo ora? Forse è ancora possibile fare qualcosa?

Lo scrivente, come molti altri allevatori, è alla ricerca di esemplari che possano discendere da quell’antico Canarino Nazionale, andando alla ricerca di soggetti in alta montagna, in località isolate, su isole, in regioni lontane dai grandi giri.

Se qualcuno ne potesse ancora trovare, farebbe un immenso servizio alla causa della biodiversità segnalando i casi possibili.

I posti migliori in cui cercare sono le Alpi, le Isole, sia quelle maggiori, sia quelle piccole, l’Appennino Centrale, la Toscana (patria d’origine), la Dalmazia, l’Istria. Infatti, a differenza di ciò che è stato fatto per altre razze scomparse, delle quali sono però rimaste razze affini, e si è quindi potuto procedere ad una “ricostruzione genetica”, nel caso dell’Italico non avrebbe molto senso un tentativo di ricostruzione di ciò che non era propriamente classificato.

Come distinguere un vero Italico da un Canarino di Colore

Vediamo. Innanzi tutto il Canarino Italico non possedeva una omogeneità perfetta, anzi, comprendeva una certa variabilità, ma possiamo escludere certe particolarità come prima cosa.Il canarino italico non aveva il ciuffo.

Se si dovessero vedere soggetti possibili, ma ciuffati, siamo fuori strada, o almeno siamo in presenza come minimo di meticci.

Il canarino Italico non possedeva il gene per il fattore rosso, quindi, ogni volta che ci troviamo di fronte a dei soggetti arancione o rossastri, siamo sempre fuori strada.

Il canarino italico non possedeva il carattere Mosaico, quindi escludiamo anche i soggetti Mosaico, né esisteva in giallo limone, ma solo giallo pagliato o dorato, con tutte le pezzature possibili. Il petto ed i fianchi erano fittamente striati, soprattutto nei giovani e nelle femmine (se non erano coperti dal giallo).

Era un canarino di taglia non piccolissima, sui 12,5 cm. o più, e, quando esprimeva colore verde, era privo di quel moderno indirizzo selettivo per cui oggi si  prediligono verdi senza melanine marroni, l’Italico era di fatto un ancestrale, quindi il suo colore di base era ancestrale.

Le mutazioni erano solo quelle “vecchie”, quindi bruno, agata e isabella, ma sempre a “fattore giallo” e senza le localizzazioni di lipocromo tipiche dei Mosaico.

Le intensità andavano da brinato molto chiaro (pagliato) a intenso dorato.

La sua forma era simile a quella di un Canarino di Colore, o di un Harz, ma meno raccolto, possedeva una forma più “a fringuello” (la razza Harz, pur essendo da canto, spesso manifesta questo portamento, forse ereditato dall’antenato).

Almeno questo è ciò che mi posso ricordare, se oggi dovessi distinguere un possibile Italico, però, sarei forse in grado di farlo solamente dal vivo, l’Italico aveva un modo molto singolare di saltellare sui posatoi, meno impettito dei canarini moderni, sembrava quasi voler “salutare” noi umani con un inchino del capo (faccio presente che comunque questi sono ricordi di quasi mezzo secolo fa…).

Cosa fare nel fortunato e quasi impossibile caso si ritenesse di avere a disposizione esemplari puri o anche incroci?

Intanto, non esistendo uno standard, nel caso li si volesse far riprodurre, tenere sempre in considerazione che la coppia migliore è intenso X brinato, o semi intenso X brinato, alimentarli come normali canarini di colore (senza però pastoni coloranti, al massimo un po’ di pepe di Cayenna, peperoncino e coloranti specifici), e segnalare la possibilità che siano Italici a qualche allevatore, e anche se costui dovesse essere interpellato per niente, pazienza, esistono comunque molti allevatori, giudici ed esperti a cui la cosa sta a cuore, magari fosse davvero possibile recuperare l’Italico! Nelle foto che seguono appare una vera primizia, un paio di esemplari reperiti da chi scrive dopo anni di ricerche, insieme ad alcuni altri, i quali potrebbero appartenere alla antica razza Italica, anche sentito il parere di esperti.

Ambedue i soggetti in foto fanno parte di un gruppetto di esemplari che chi scrive sta raccogliendo in giro per la penisola, e sono molto interessanti.

Perché un soggetto sia definibile “Italico” non è quindi sufficiente che sia pezzato o verde e che viva bene anche in voliera, si sta descrivendo una razza che non è mai stata tale se non de facto, senza uno standard, senza un club, senza una scala dei punti.

E’ pur vero che molte razze di animali domestici sono giunte fino a noi dall’antichità senza standard e senza scale dei punti, ma certamente ben costituite nella loro biodiversità.

Ovviamente non ha senso tentare di “ricostruire” ciò che non ha mai, per miope dabbenaggine, ricevuto un carisma di ufficialità, ma si può solo tentare di vedere se, in luoghi sperduti, qualcosa sopravviva dell’antica popolazione, di quella cioè che, senza ombra di dubbio, è stata la forma locale, diciamo razza-popolazione di Canarino domestico, probabilmente più numerosa al mondo, almeno fino alla sua scomparsa.

A sinistra: Esemplare reperito dallo scrivente che potrebbe essere un Italico, magari non puro, ma abbastanza interessante, notare la testa ben separata dal corpo, e non raccordata come nel Canarino di Colore, ed inoltre la taglia, non troppo minuta, il portamento, e l'ossidazione del becco e delle zampe A destra:Altro esemplare, sempre reperito dallo scrivente, molto interessante, evidente il portamento "a fringuello", sempre con la testa ben sagomata. Foto: Carlo Balestrazzi
A sinistra: Esemplare reperito dallo scrivente che potrebbe essere un Italico, magari non puro, ma abbastanza interessante, notare la testa ben separata dal corpo, e non raccordata come nel Canarino di Colore, ed inoltre la taglia, non troppo minuta, il portamento, e l’ossidazione del becco e delle zampe
A destra:Altro esemplare, sempre reperito dallo scrivente, molto interessante, evidente il portamento “a fringuello”, sempre con la testa ben sagomata. Foto: Carlo Balestrazzi
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